Amedeo IX nacque a Thonon il 1 febbraio 1435 da Anna di Lusingano e Ludovico di Savoia.
Cresciuto in mezzo alle turbolenze di famiglia e dello Stato egli, di carattere pio, buono, pacifico e assennato non seppe starsene spettatore di tante discordie e pensò quindi di ritirarsi a Bourg-en-Bresse in completa solitudine dandosi ai suoi studi prediletti e sotto la direzione spirituale del frate francescano Giovanni Faussone grazie al quale divenne terziario francescano.
Nel 1463 il padre lo nominò luogotenente degli Stati ma Amedeo si dimise ritenendosi inadatto a governare.
Morto il padre salì al trono a soli 30 anni e governò con uno stile particolare, quello appunto di sovrano cristiano. Infatti improntò la vita di corte ad una maggiore serietà e alternava gli impegni di governo con lunghi tempi di preghiera e frequenti visite ai poveri e agli ammalati col totale appoggio della moglie Jolanda di Valois, figlia di Carlo VII re di Francia, che, nonostante il matrimonio combinato, si rivelò tra i più felici perché la principessa ne condivise la sensibilità morale e la profondità spirituale assecondandolo nei suoi desideri e disegni.
A tale proposito va ricordata una famosa risposta ch’egli diede al Duca di Milano quando gli chiese quanti cani possedeva per la caccia ed Amedeo additandogli uno stuolo di poveri che lo attendeva per la quotidiana carità rispose: “Voi li scorgete: con questi spero fare una preda la più bella, ed è la gloria del Paradiso!”.
Il suo governo fu anche condizionato dalla epilessia che lo accompagnò per tutta la vita, ma che accettò come una grazia del Signore.
Nonostante otto anni di reggenza, non si trovava a suo agio nel complicato e violento intreccio politico e dinastico, e sentendosi lacerato tra l’aspirazione alla pace e gli interessi politici e militari, e la salute sempre più cagionevole, abdicò a favore della moglie, poiché, pur avendo quattro maschi e due femmine, l’unico figlio in età per regnare era morto poco prima.  
Si ritirò a Vercelli in un clima più mite che si confacesse alla sua debole salute. Qui fece costruire i conventi degli agostiniani e dei carmelitani, ad Aosta dei conventuali, a Ginevra un ospedale e altro ancora. Morì a 37 anni il 30 marzo 1472 dopo digiuni, privazioni, preghiere e molta carità. I suoi funerali durarono 40 giorni e fu sepolto sotto i gradini dell’altare maggiore della Cattedrale romanica di S. Eusebio a Vercelli. Prima di spirare, quel lunedì di Pasqua, raccomandò ai figli la pace, l’amore per i poveri, la protezione per i deboli e la difesa della religione.
Il 3 marzo 1677 papa Innocenzo XI lo dichiarò beato fissandone la festa il 30 marzo. E’ patrono della Casa Reale di Savoia e nel 1728 il Senato Pinerolese lo proclamò patrono della Val Chisone